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  • Crediti

    Di: Roberto Scarpetti

    Regia: Roberto Scarpetti
    Assistente alla regia: Elisabetta Carosio

    Interpreti: Giuseppe Sartori

    Scene: (e video): Luca Brinchi e Daniele Spanò
    Movimenti: Marco Angelilli
    Live video: Maria Elena Fusacchia

    Produzione: Teatro di Roma – Teatro Nazionale

    Repliche: 6

Oggi il corpo è un’ossessione: bisogna apparire perfetti, assecondare non solo le proprie aspirazioni intime, ma – talvolta soprattutto – le aspettative degli altri. Ciò si enfatizza fuori misura per chi ha nel proprio corpo il primario strumento di “lavoro”: come gli attori, i modelli, e naturalmente gli atleti. Roberto Scarpetti ha riflettuto a lungo su questi temi, che hanno preso la forma di un lungo monologo, sollecitato dalla vicenda di Alex Schwazer. 

PREZZO DEI BIGLIETTI

Posto unico Interi € 19 | Ridotti € 16 | 1

Last minute € 15

 

Prenotazioni abbonati "altri percorsi" 24/11

Prenotazioni stelle 28/11

Vendita biglietti 30/11

Martedì 6 Febbraio
19:30
Mercoledì 7 Febbraio
21:00
Giovedì 8 Febbraio
21:00
Venerdì 9 Febbraio
19:30
Sabato 10 Febbraio
21:00
Domenica 11 Febbraio
17:00

Non è sufficiente essere il campione, vincere una gara memorabile, superare un record… Dopo ogni vittoria, infatti, ci sarà sempre una nuova salita da scalare, un altro chilometro da correre, l’asticella da saltare si troverà più in alto, e al corpo verrà chiesto di superare un limite ulteriore, di trasformarsi in una “macchina” ancor più performante, efficiente, sorprendente… Ci sarà un nuovo sponsor da soddisfare, e poi le aspettative del pubblico, il pressing delle società, lo show da assicurare… Cosa rimane della sfida tutta umana e naturale dello sport e del suo spirito originario?

Oggi il corpo è un’ossessione per chiunque: bisogna apparire perfetti, assecondare non solo le proprie aspirazioni intime, ma – talvolta soprattutto – le aspettative e i diktat degli altri. Ciò si enfatizza fuori misura per chi ha nel proprio corpo il primario strumento di successo e “lavoro”: come gli attori, i modelli, e naturalmente gli atleti.

Roberto Scarpetti – autore dalla potente lucidità di pensiero – ha riflettuto a lungo su questi temi, che hanno preso poi la forma e il flusso di un lungo monologo, quando a sollecitarlo è stata la vicenda reale di Alex Schwazer.

Vincitore della medaglia d’oro nella marcia alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, l’atleta altoatesino, seguito e amatissimo, nel 2012 a una settimana dai nuovi giochi olimpici fu trovato positivo all’eritropoietina, sostanza dopante che aumenta l’efficienza muscolare ed i globuli rossi. Una caduta vertiginosa che gli costò la squalifica per quattro anni, dopo i quali si apprestò a rientrare in gara, più forte di prima. E nuovamente – questa volta in modo ancora ritenuto sospetto – cadde nel doping.

È un atleta come lui, il protagonista di “28 battiti” – titolo che fa riferimento alla bradicardia naturale di chi è fortemente allenato – e immediatamente siamo travolti dal suo impetuoso flusso di coscienza, in uno spettacolo che presuppone una possente prova d’attore, dalla portata anche fisica oltre che emotiva. Giuseppe Sartori – storico attore della compagnia Ricci/Forte – la affronta in modo impeccabile, in uno spazio scenico essenziale, che focalizza l’attenzione sul protagonista, il suo corpo, il suo respiro e quelle fiale, quegli aghi che possono cambiare per sempre il suo destino.

Ma è in questo voler “cambiare il destino” la chiave che assicura al testo di Scarpetti un’inattesa, interessantissima svolta: la scelta dell’atleta per il gorgo del doping, infatti, non è letta – come verrebbe immediato – quale ricerca di un estremo aiuto per affrontare le sfide sempre più inumane dello sport odierno. L’autore vi suggerisce piuttosto la scelta  lucida dell’atleta di lasciarsi cadere in quel baratro – e nella vergogna,  nella squalifica, nell’isolamento che ne conseguono – pur di liberarsi dall’alienazione del mondo dell’agonismo; pur di riuscire finalmente a ridefinire sé stesso, e rimettere in equilibrio il rapporto fra la sua anima e il suo corpo, le sue vocazioni e la natura, libero dalla schiavitù del “risultato”.

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