La bottega del caffè
  • 1h 55' senza intervallo
  • Crediti

    di Carlo Goldoni

    regia di Paolo Valerio

    con Michele Placido
    e con (in o. a.) Luca Altavilla, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Anna Gargano, Armando Granato, Vito Lopriore, Francesco Migliaccio, Michelangelo Placido, Maria Grazia Plos

    scene Marta Crisolini Malatesta

    costumi di Stefano Nicolao

    musiche Antonio Di Pofi

    movimenti di scena Monica Codena

    luci di Gigi Saccomandi

    foto di scena di Simone Di Luca

    coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Goldenart Production, Fondazione Teatro della Toscana

«Il luogo della scena, che non cambia mai, merita qualche attenzione: è una piazzetta nella città di Venezia. Di fronte vi sono tre botteghe: quella in mezzo è un caffè, quella a destra è occupata da un parrucchiere e l’altra a sinistra da un biscazziere. Da una parte, vi è fra due calli, una casetta, abitata da una ballerina, dall’altra una locanda». È lo stesso autore a descriverci nei Memoires la scena con perfetta unità di luogo, in cui si svolge “La bottega del caffè”: una commedia che da subito si annuncia corale, interessata a diverse figure e vicende, incentrata su un microcosmo attraverso cui Goldoni tratteggia uno sfaccettato affresco sociale e umano. Vi appartengono Eugenio un giovane mercante vittima della dipendenza dal gioco, e la sua giovane sposa che tenta di riportarlo sula retta via allontanandolo dalla casa da gioco del cinico Pandolfo. Anche il nobile Flaminio sperpera i propri beni, contrastato dalla moglie Placida, mentre la ballerina Lisaura ignara di questo legame, spera di cambiar vita accanto a lui... Quante vanità, speranze, delusioni scorrono dunque davanti agli occhi di Ridolfo, il saggio proprietario della caffetteria e quante vicende arrivano all’orecchio malizioso di Don Marzio, nobile napoletano che sorseggiando il caffè osserva questo piccolo mondo e si diverte a manipolarne i destini.

Al personaggio – che in questa nuova edizione firmata da Paolo Valerio sarà interpretato da Michele Placido, un grande e carismatico protagoni- sta del mondo dello spettacolo italiano – Goldoni assicura una decisa e intrigante centralità. « (...) un chiacchierone maldicente, molto originale e comico – lo descrive nella stessa pagina dei Memoires – è uno di quei flagelli dell’umanità che preoccupa tutti quanti, infastidisce i frequentatori abituali del caffè». E a proposito del carattere di Don Marzio aggiunge un aneddoto: «quello del maldicente era applicabile a molte persone conosciute. Una di esse se la prese con me; fui minacciato, si parlava di spade, coltelli, pistole; ma, curiosi, forse, di vedere sedici commedie nuove in un anno, mi concessero il tempo di terminarle».

Se Ridolfo incarna i buoni principi borghesi e mercantili, Don Marzio si pone come antagonista, ma lo fa con notevole sottigliezza e fantasia: carpisce le confidenze e i segreti dei vari personaggi, capta notizie e non le verifica, ma le distorce a piacimento, tirando per un po’ le fila della trama... Finché l’intrigo non esplode a suo sfavore, per colpa di una sua ingenuità. Il malvagio viene punito, isolato dalla società veneziana, che intanto però ha mostrato le sue virtù assieme a parecchi lati oscuri. «Soccombendo a quanto la sua lingua pettegola ha incautamente spiattellato - sottolinea infatti Piermario Vescovo in “Goldoni e il Teatro co- mico del Settecento” - a conclusione della commedia don Marzio finisce con l’assumere il ruolo del bugiardo, avendo egli in realtà rivelato la verità attraverso un’osservazione deformata della realtà e attraverso la pratica di una maldicenza quasi ingenua (...) Inventa e calunnia, ma finisce con lo scoprire verità nascoste. In particolare, verso il finale è lui a rivelare al capo dei birri il luogo in cui il biscazziere Pandolfo poco prima gli ha confessato di nascondere le carte truccate, così da causarne l’arresto, salvando dalla rovina il mercante Eugenio, imperterrito giocatore. Don Marzio, non il buon Ridolfo, caffettiere onorato che esercita vicino alla bisca clandestina, permette con questa azione la giusta punizione e la chiusura dell’esercizio fraudolento. (...) Nelle ultime scene don Marzio è solo, al centro del campiello, e i vari personaggi compaiono alternandosi dalle finestre e dalle porte degli edifici che si affacciano sulla piazzetta, pro- testando uno dopo l’altro per gli equivoci e le false dicerie, ma in realtà facendo di lui il capro espiatorio delle loro colpe e omissioni». Moderna e complessa, ricca di ironie e acutezze, “La bottega del caffè” è - fra le sedici commedie nuove che Goldoni scommesse di scrivere nel 1750 - uno dei maggiori capolavori. L’autore vi sviluppa le linee della sua fondamentale riforma drammaturgica, rinunciando alle maschere, definendo i caratteri, scrivendo i dialoghi - nonostante l’ambientazione veneziana - in lingua “toscana”, in modo che la commedia fosse ovun- que compresa.Tre grandi realtà produttive italiane come il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, la Fondazione Teatro della Toscana e Goldenart Production ne portano in scena nella stagione 2021-2022 una nuova edi- zione, che ne porrà in luce le preziose complessità assieme a tutta la gioiosa vitalità che la percorrono.

Congratulazioni

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