GIUSEPPE BATTISTON FA RIVIVERE ORSON WELLES ALLA SALA BARTOLI DAL 19 GENNAIO
«Genio infinito e grandissimo
cialtrone. Senza nulla da nascondere, con ancora moltissimo da offrirci, sempre
in grado di stupirci». È così che Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston –
autori e, rispettivamente regista e interprete di Orson Welles’ Roast – desiderano ritrarre il grande artista
statunitense, a cui dedicano uno spettacolo-omaggio, costruito secondo un
modello del tutto particolare, il “roast”.
Orson
Welles’ Roast, prodotto daFondazione Teatro Piemonte Europa in collaborazione
con IMAIE, forte di un successo pieno che lo ha accompagnato fin dal debutto,
arriva alla Sala Bartoli dello Stabile regionale, dove replica dal 19 al 24
gennaio nell’ambito del cartellone altripercorsi.
Nei paesi anglosassoni il
“roast” (che letteralmente vuol dire “arrosto”) è una forma di spettacolo,
concepito come un “elogio al contrario”: una serata in cui una celebrità viene
“raccontato” sul palcoscenico da amici, nemici e colleghi, attraverso aneddoti,
storie vere e non vere, panegirici feroci… Un evento, insomma, che può
prevedere momenti di humour molto
spassosi, ma anche parentesi piuttosto “insultanti” e passi di dura critica: i
personaggi pubblici però se li autoinfliggono volentieri – armati di pazienza e
ironia – certi che per tradizione “essere arrostiti” in questo modo,
rappresenti un onore riservato a pochi.
Stando a quanto si sa di Orson
Welles, del suo carattere forte e beffardo, della sua acuta intelligenza, si
può di certo concordare con gli autori, sul fatto che avrebbe accettato e forse
addirittura gradito molto un “roast”. Inoltre Michele De Vita Conti e Giuseppe
Battiston hanno immaginato come sarebbe oggi un breve incontro con lui, ed è
anche questa la dimensione che portano in scena nello spettacolo.
Che farebbe se potesse, magari
solo per un’ora, ritornare nel presente? Sorriderebbe bonario di questi nostri
folli “tempi moderni” o li troverebbe orrendi e si scaglierebbe in una delle
sue invettive? Oppure spenderebbe il suo tempo a raccontarsi, parlandoci della
sua vita, dei suoi film, dei suoi lavori a teatro? O indugerebbe nel narrare
aneddoti ed episodi curiosi della sua sterminata carriera, regalando magari
qualche segreto della sua irraggiungibile tecnica interpretativa?
Un’ipotesi ci viene proprio da Orson
Welles’ Roast, esempio interessante e
fantasioso di drammaturgia contemporanea che fin dall’esordio ha conquistato
pubblico e critica, come pure la prova da protagonista di Giuseppe Battiston,
uno degli artisti più apprezzati delle nostre scene.
Sensibile, generoso in ogni
interpretazione, Battiston si è imposto velocemente all’attenzione del mondo
dello spettacolo: friulano, diplomato alla scuola “Paolo Grassi” di Milano, ha
debuttato a teatro nel 1989 raccogliendo in pochi anni risultati e premi molto
ambiti. Nel 1994 recitava sul palcoscenico dello Stabile regionale in Intrigo
e amore di Schiller, diretto da Nanni
Garella, solo due anni dopo otteneva il Premio Ubu per Petito strenge per la regia di Alfonso Santagata, poi il “Moret
d’Aur”, collezionando successi firmati da Roberto Andò, Cristina Pezzoli,
Fausto Paravidino… Ugualmente alto il suo percorso cinematografico: tutti
ricorderanno lo spiritoso investigatore di Pane e tulipani, ma anche le notevoli interpretazioni in
Chiedimi se sono felice di Aldo, Giovanni e
Giacomo, Agata e la tempesta di
Soldini, La tigre e la neve di
Benigni, La bestia nel cuore
della Comencini, Non pensarci di
Zanasi, Venaria Reale Peopling the palaces di Greenaway e nel recente Si può fare di Giulio Manfredonia.
Sfoderando un deciso accento
inglese, l’immancabile sigaro e un accappatoio bianco, Battiston diventa ora
Orson Welles, e ne restituisce tutto lo straordinario temperamento: un compito
non facile. Una parabola straordinaria la sua, ma connotata anche da
impedimenti gravi che seppe superare senza compromettere mai la sua vena
creativa, né la sua fantasia: per sintetizzare in due titoli la sua
personalità, potremmo pensare a un gioiello assoluto della storia del cinema,
come il suo Quarto potere e alla
memorabile trasmissione radiofonica La guerra dei mondi, con cui riuscì a convincere l’America che fosse in
atto un’invasione di marziani, scatenando il panico.
Scritto
da Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston, interpretato dallo stesso
Battiston e diretto da Michele De Vita Conti, lo spettacolo si avvale della
musica originale di Riccardo Sala.
Replica
alle ore 21 da martedì 19 gennaio a sabato 23, mentre domenica 24 gennaio,
l’ultima recita dello spettacolo si tiene in pomeridiana alle ore 17.
Prenotazioni e
acquisti di biglietti possono essere effettuati presso tutti i punti vendita
del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e naturalmente presso la
Biglietteria del Politeama Rossetti. Ulteriori informazioni sono disponibili
anche sul sito internet del Teatro www.ilrossetti.it e al numero telefonico
040-3593511.
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