È un onore per lo Stabile regionale quello di ospitare un intellettuale, giornalista, drammaturgo, quale Corrado Augias: tutta la sua opera creativa è un invito al pensiero e proprio nell’induzione alla riflessione, alla critica, all’esercizio della ragione è da ravvisare il compito fondamentale cui ogni teatro deve ambire. Il suo Le fiamme e la ragione risponderà perfettamente a queste linee, a queste urgenze.
Cuore del testo è una delle pagine nere del pensiero scientifico e culturale del nostro Paese, la condanna al rogo di Giordano Bruno, uno dei massimi geni della storia della cultura occidentale, un tema ancora di scottante attualità nonostante i secoli intercorsi, che fa riflettere sulla libertà di pensiero, la laicità dello stato, le ragioni della scienza, il ruolo delle religioni.
Mandando al rogo Giordano Bruno la Chiesa di Roma non solo toglie la vita ad un uomo ma sacrifica un mondo scientifico intero, ammutolisce la voce della ragione, la capacità di pensare che invece è dono di Dio. E con il brechtiano Vita di Galileo di qualche stagione fa, abbiamo imparato come pochi anni più tardi Galilei, ha rischiato la medesima sorte, sempre per mano del temibile e oscurantista Cardinale Bellarmino.
Ad oltre quattrocento anni dalla morte di Giordano Bruno, ascoltare il suo pensiero attraverso le parole di un punto di riferimento della cultura italiana quale Corrado Augias, è un atto dovuto ed un momento di riflessione imprescindibile per tutti – atei, agnostici e cattolici – sui rispettivi compiti da assolvere in uno stato laico, civile, o semplicemente giusto.
Augias che ha condiviso con Calenda gli esordi teatrali, nell’ambito dell’avanguardia al Teatro Centouno, salirà sul palco nella veste di sè stesso, accompagnato solo da un commento musicale, autore e voce narrante dello spettacolo.